Senza che me lo aspettassi sono entrata a far parte di una famiglia giapponese, senza padre madre e figli, ma tutti fratelli e più affiatati che mai. È il ristorante a Meguro dove da tre settimane lavoro. È mescolato in mezzo a tante case, visibile solo a chi sa come arrivarci, ma sembra che lo conoscano davvero in tanti.
I ragazzi che ci lavorano sono tutti giapponesi e il più grande ha la mia stessa età.
Venni qui la prima volta lo scorso anno ed incontrai per la prima volta lo chef la scorsa estate, nel peggior giorno degli ultimi anni, quello in cui mi trascinavo per l'ennesima volta a fare 3 colloqui di lavoro, e questo era il secondo locale dove andavo quel giorno. Arrivai al ristorante già sapendo che la mancanza di un visto lavorativo avrebbe solo portato a un altro rifiuto, l'ennesimo; pessima prospettiva, e in più mi sentivo tremendamente sola. Prima di entrare sfoderai il mio miglior sorriso, e poi, mentre uscivo, dopo aver sentito quello che già sapevo, stavo già piangendo. Non tanto per la risposta ma per non riuscire a trovare un modo per inserirmi nella vita in Giappone.
Non andai al terzo colloquio, ricordo ancora il punto esatto dove mi fermai a piangere quel giorno.
Ma ora quell'episodio mi sembra lontano anni luce, forse perché mi sento più sicura, forse perché le giornate qui a Tokyo si sono riempite di impegni, o forse perché ho scoperto che dietro quello che io provavo quel giorno, c'era tutto un mondo che non conoscevo: un gruppo di persone davvero intenso e puro.
Del breve colloquio dell'estate scorsa, con lo chef, ricordo tanta gentilezza, e anche una certa distanza, ma ero troppo fragile e preoccupata a non mostrare la mia debolezza, per vedere altro, per accorgermi di cosa avevo davanti a me.
Ero arrivata ancora una volta allo sbaraglio in un locale dove non ero mai stata, trovandomi di fronte facce sconosciute che percepivo solo come educate/indifferenti alla mia venuta, senza ovviamente sapere cosa si nascondesse dietro quei saluti tanto gentili quanto automatici.
Quando questa volta tornai a parlare con lo chef le mie paure si erano allentate e quello di magico che c'è in questo locale mi è arrivato immediatamente.
È bastato parlare ancora con lui per capire che quella che la scorsa estate percepivo come educata distanza, era solo un modo gentile e attento di esprimersi. E che l'apertura nei miei confronti, e forse nei confronti delle persone in generale, in realtà era grandissima.
Il ristorante ha un'atmosfera intima e allo stesso tempo amica, vengono coppie, ma anche piccoli gruppi di persone d'affari, famiglie, e tanta gente interessata all'Italia.
Il ristorante non è piccolissimo, ma ben distribuito ed essere in 5 in sala vuol dire poter seguire bene tutti i clienti e farli sentire curati.
A volte è davvero un piacere servire un tavolo ed era una cosa che nella mia vita non mi era mai successa.
Per la prima volta amo lavorare in un ristorante, e per la prima volta ho messo in discussione il "lavorare in un locale non è quello che voglio fare". La sera quando finisco di lavorare vorrei non andare a casa, perché questo posto mi fa sentire bene, nella città giusta, con le persone giuste, con i giusti sentimenti. Quando verso le 23e30 esco (mentre gli altri finiscono la serata) mi sento come se uscissi da un incantesimo e non vedo l'ora che arrivi il giorno dopo.
Chi come me viene da un trascorso di passione per manga, anime e drama poi, potrebbe subito ritrovare nello staff del ristorante tutti i personaggi più splendidi di una qualsiasi storia giapponese.
L'umorismo, la gentilezza, la purezza, la delicatezza, il rispetto e persino le facce comiche, c'è tutto.
In sala con me, oltre al direttore, ci sono 3 ragazzi.
Il più giovane si dà da fare per quattro, incredibilmente diligente e attento da un lato, è totalmente inesperto e impacciato nelle relazioni personali; ha sempre un enorme rispetto per tutti, persino per me, l'ultima arrivata, la meno importante. A volte gli vengono dedicate piccole e innocenti battute per la sua inesperienza con le donne, ma non l'ho mai visto prendersela, anzi, spesso fra le risate di tutti, e mio grande stupore, conferma e annuisce!
Quando gli chiedo della ragazza con cui é uscito già tre volte, mi risponde imbarazzato, ed è così diverso il suo comportamento da quello di un italiano, che non può che scatenare una simpatica tenerezza! Tutti gli altri si prodigano in consigli, e io trovo che sia adorabile vedere ragazzi più grandi curarsi di lui invece che riderne.
C'è poi il ragazzo elegante, che potrebbe benissimo essere uscito da uno shojo manga: lo spilungone magro e dall'apparenza misteriosa, col capello un po' lungo, che arriva vestito di nero, a volte mi guarda e, sapendo di recitare, fa pose alla 007, scomponendosi poi in facce comiche e interdette che sono meravigliose! A volte mentre facciamo piccole riunioni in giapponese (a me incomprensibili), con un movimento lento della testa ci guardiamo serissimi, come a dirci "che paura!" e poi scoppiamo a ridere.
Nello staff non poteva mancare un musicista, e lui è uno spasso, un comico nato, un attore mancato, che non perde occasione per imitare tutti, e farmi gag che tante volte non capisco ma che fanno ridere già solo per vedere lui che fra saltelli e coreografie, si sbraccia e mima personaggi televisivi che non conosco. È quello con cui provo a parlare di musica e di locali, poi lui il più delle volte parte in discorsi di cui posso solo provare ad immaginare il significato... (non si contano le volte che ho immaginato il significato delle frasi dove riconoscevo solo una parola! Alcune volte ho fantasticato talmente tanto, da rimanerci male quando scoprivo il vero significato!) Credo che certe volte a guardarci da fuori siamo piuttosto comici: io col mio scarsissimo giapponese, lui col suo ancora più scarso italiano, che facciamo discorsi lunghissimi, intervallati da azioni mimate e versi esplicativi...
E poi in sala c'è il direttore, che insieme allo chef è quello che meglio sa parlare l'italiano. È uno spettacolo di persona, ha il sorriso stampato in faccia e mi ha sempre spiegato con gentilezza cosa dovessi fare, senza usare mai la parola "sbagliato", che sembra che qui non esista.
Mi manda allo sbaraglio ai tavoli cercando di spiegarmi come dire al meglio le frasi essenziali, e ora ho le tasche piene di bigliettini e promemoria.
A volte, quando il lavoro si calma, mi viene vicino e mi chiede se conosco questo o quello, dice cose divertenti, accompagna le spiegazioni che mi dà con versi e facce buffe, e nelle cose un po' sceme che faccio mi appoggia sempre.
Veste un grembiule bianco con la scritta in rosso "ti amo!" :D
Quando arrivo in anticipo per studiare un po', ognuno di loro è disponibile ad ascoltarmi mentre prepara il proprio lavoro, rispondere alle mie domande sceme da scuola elementare e spiegarmi la pronuncia delle parole.
E ridono tantissimo quando cerco di spiegare loro certe parole improbabili italiane tipo "patatone e topolone".
In cucina lavorano in quattro, lo spazio è ridotto ma loro sono bravissimi a coordinarsi, un'amico comune ha detto che fanno miracoli in quella cucina per quanto è piccola. Io non so se è vero ma so che ogni piatto che esce è davvero buono e preparato con attenzione.
Il ragazzo che si occupa degli antipasti e dei dolci sa fare una torta alle fragole che è una bomba. È il più riservato del gruppo, schivo ma gentile. Sempre silenzioso, ma ogni volta che deve fare uscire un piatto urla un "per favore!!" da trapassare i timpani, e lo grida anche se sei lì davanti che aspetti, pronto a servire.
Quando sono venute due sue amiche a mangiare è stato molto premuroso nei loro confronti e si vedeva che era felicione anche se sempre in serissimo silenzio. Lui maji majime desu. Lui è molto serio.
Il ragazzo che si occupa dei primi è il belloccio del gruppo; quando ancora siamo a ristorante chiuso ha un aspetto comune, poi prima di aprire si mette un gel, una cera, qualcosa, tirandosi indietro i capelli che prima coprivano il viso, e si trasforma nel bellone che con lo sguardo fa secche tutte le donne.
Ha un viso strano, insolito per un giovane giapponese, un po' spigoloso e con gli occhi grandi, e quest'incredibile voce da vecchio attore di teatro (alla Gassman nelle parodie più conosciute), che cozza in modo assurdo con la sua figura esile e sofisticata.
E questa cosa è il motivo per cui tutti gli fanno il verso durante il lavoro! Ogni volta che lui chiama un piatto, o risponde a qualcuno con questa voce da caverna, si leva un eco di imitazioni tali che a volte, se sono di spalle, non so se sia lui davvero o qualcuno degli altri che lo imita.
Sono arrivata al punto che viene anche a me di dire "hai" con la sua intonazione!
È sposato e gli dico sempre che lo tengo d'occhio, perché si vede che fa strage di cuori con questa bellezza strana, e qualcuno deve salvaguardare la moglie! Ed ora è diventata prassi far battute a lui ogni volta che si parla di donne :D
Una volta entrando in ufficio lo trovai seduto alla scrivania mentre consultava internet, il caso volle che stesse scorrendo una pagina passando attraverso immagini di belle donne. È stata una scena comica! Lui mi ha visto e si è prodigato in gesti imbarazzati per spiegarmi che era solo un caso, e io, pur sapendolo, non ho potuto resistere a prenderlo in giro!
Il ragazzo che si occupa dei piatti da lavare fa anche preparazione del pesce, della pasta, delle verdure... E tante volte vorrei poterlo aiutare perché credo che sia quello più affaticato e oberato di cose da fare.
A volte ne ha talmente tante da fare da non riuscire a mettersi in pari con le stoviglie da pulire. Ma come ogni giapponese è stoico nel suo lavoro e non si piega con niente!
E poi c'è lo chef, che quando mi parla m'incanta per i suoi modi gentili; l'ho scoperto interessato a tutti i ragazzi che lavorano con lui, e li tratta tutti con cura, anche quando spiega loro cose riguardo la cucina non lo fa mai con autorità, ma sempre con dedizione.
Qualche giorno fa l'ho guardato impastare la pastafrolla, usava una cura e un'attenzione tale che sembrava essere l'ultima pastafrolla della sua vita. Mai visto nessuno amare così tanto la preparazione della cucina. Guardarlo cucinare mi ha fatto per la prima volta vergognare di essere così impedita ai fornelli.
E' assolutamente serio sul lavoro, ma mi piace tantissimo quando lo faccio ridere con qualcuna delle mie stupidaggini, quando riesco a sfondare il muro della giapponesità!
Poi vabbhè, con uno sguardo mi manda a stendere e ciao.
Mamma mia che fatica!!!! Questo Giappone pieno di prove da jedy. :)
Questa è la famiglia che ho trovato. E che in questi giorni in cui ho avuto la febbre mi è mancata più di ogni cosa.
Chi l'avrebbe mai detto che per una volta aver la febbre e non andare a lavorare mi sarebbe pesato??
Domani tornerò operativa e vorrei entrare e abbracciarli, ma so che non lo farò, per quel modo rispettoso/distaccato che si usa qui, del non toccarsi, del non invadere gli spazi altrui.
Certo che se gli abbracci cominceranno a mancarmi come l'estate scorsa... forse per il mio benessere psicofisico dovrò cominciare ad educarli a questo gesto così semplice e liberatorio! Almeno con me!
Semplicemente Fantastico... mentre leggevo mi sembrava di essere li con te. Buona pratica degli abbracci! Ahah :-)
RispondiEliminaScrivere sapendo trasmettere le emozioni non è cosa da tutti. Sono curioso di leggere i prossimi capitoli, sono personaggi molto curiosi, ed il bello è che sono persone vere. Secondo me se impari il giapponese a sufficienza, farne un libro sui giapponesi visti da fuori penso che sarebbe una cosa che possano apprezzare.
RispondiEliminabella betti!! mi hai commosso e fatto ridere allo stesso tempo.... ^w^
RispondiEliminaTesorina!! Ma quanto sei brava a descrivere ?! Il tuo è un vero e proprio talento che vale la pena coltivare :-) Riesco a cogliere tutte le sfumature di sentimenti... Bello leggert; mi sembra di essere lì con te. Baci
RispondiEliminaF*