7 agosto 2013
È più che chiaro che qui manca la vera esperienza del bar italiano. Non amo il caffè, ma questo caldo che stordisce lo rende necessario, e anche se il suo sapore non mi piace ho imparato a distinguere un caffè davvero tremendo da uno decente. Mi mancano tutte le sfumature in mezzo, quelle che i miei amici caffeinomani conoscono, ma sopravvivo.
Ho assaggiato il caffè più amaro dell'universo e ho capito (guardando le mosse della barista) cosa lo ha fatto diventare tale, oltre forse a una cattiva qualità del caffè (?) dopo averlo dosato per inserirlo nella macchina, è stato pressato con una tale forza che mi ha ricordato quella che la mia buon'amica Elena impiegava quando mi faceva la spremuta di melograni. Ho pensato che non sarebbe mai filtrata una goccia d'acqua fra quella polvere, risultato: fiele.
Un giorno invece una ragazza davvero gentile mi ha visto in strada consultare una mappa sotto il sole rovente delle 14, quando l'asfalto se guardato attentamente emette vapori dall'aspetto vagamente infernale, mi ha fatto entrare nel suo piccolo studio per rinfrescarmi ed aiutarmi con le indicazioni, e mentre studiavamo percorsi e punti di riferimento mi ha servito un bel bicchiere di una bibita scura e fresca, in bicchiere pieno di ghiaccio, aaaah coca cola! ho pensato, e ne ho trangugiato un sorsone come avessi vagato nel deserto per giorni... Caffè. Acqua, ghiaccio e caffè senza zucchero.
Stamattina ho fatto davvero fatica a scendere dal letto, casa fresca, gambe spaccate da ieri e l'idea di andare in un posto caldo a sudare anche l'anima mi incatenava al materasso. Mi sono fatta forza promettendomi di fare prima un salto in un bar Lavazza non lontano da casa. Un caffè decente e magari avrei risvegliato un po' i sensi da quet'ipnotica afa.
Il caffè riporta il marchio Lavazza ovunque, e si può bere al banco, il prezzo è ragionevole e fin qui tutto bene.
Ma forse un po' per il sogno di risvegliarmi da questa mattina in cui mi trascino, immaginavo il caffè servito con la dose di confusione e fretta tipica dei nostri bar, dove le tazzine sbattono sui piattini, i clienti sono serviti contemporaneamente e il banco si sgombra non appena si è fatta l'ordinazione e bevuta la propria tazza. Gente che si litiga i quotidiani, baristi che scherzano coi clienti o semplicemente li trattano con la velocità della luce per girarsi e continuare a fare caffè su caffè.
Arrivata già imbambolata di mio ho seguito la performance della cassiera e del barista che avevano 5 persone davanti che dovevano ordinare, e giuro che dentro di me m'immaginavo dietro qual banco e pensavo che in Italia mi avrebbero preso per pazza, il prorietario mi avrebbe spaccato in testa una mazza di legno e probabilmente un paio di clienti di fretta se ne sarebbero andati mentre ancora ero lì a preoccuparmi di posizionare con cura la tazzina sotto il beccuccio della macchina.
Tre salary man, poi una signora, poi io, in coda, come alle poste. Serviti in questa sequenza senza sfruttare i tempi di attesa come ad esempio mentre il barista prepara l'ordinazione la cassiera può far pagare il successivo cliente.
Quindi, mettiamo che un cliente ordina un panino e un caffè, quello che succede è questo ( ricordiamoci l'atmosfera: locale silenzioso, chi già è seduto al tavolo quasi sicuramente sta consumando la sua colazione come fosse in biblioteca, probabilità molto alta di sentire svariati "oh scusi, oh grazie, oh mi spiace" al secondo, e un ambiente ordinato e piacevole): il cliente fa la propria ordinazione, la cassiera gliela ripete poi batte i tasti sulla cassa, mostra al cliente l'importo e glielo dice, poi mette un vassoietto davanti a sè per ricevere il denaro (a quanto pare è indispensabile in qualsiasi esercizio pubblico), il cliente mette i soldi sul vassoietto, la cassiera dice quanto gli è stato dato dal cliente, prende i contanti nelle mani e si fa girare le banconote fra le dita almeno un paio di volte, contandole ad alta voce davanti al cliente anche fossero solo due. Detto questo le mette in cassa e stampa lo scontrino ripetendo qualche litania in giapponese, porge resto e scontrino al cliente senza dimenticatarsi di rincontarlo almeno due volte sempre con grande teatralità davanti agli occhi del cliente e sempre con la manualità di un banchiere. A questo punto se il cliente non ha ancora deciso di andare a comprarsi una moka e farsi il caffè da solo, è soltanto perché sui fornelli giappi la moka non ci sta.
Bene. La cassiera dice al barista il caffè che deve fare e lo dice con la stessa enfasi di Gordon Ramsay che vuole 2 filetti alla Wellington, poi si volta verso l'addetto panini e fa lo stesso con lui. Nel frattempo posiziona un vassoio sul banco e prepara posate, salviette e piattino. Ma siccome il cliente il panino se lo vuol portare via, con una pinza prende il panino consegnatole dall'assistente e lo infila in una tasca di carta, poi in un sacchetto di carta di cui sapientemente e con estrema cura piega il bordo, poi dentro una bustina di plastica che sigilla ufficialmente con l'adesivo Lavazza.
Mentre il mio corpo mi diceva di andarmene già al primo passaggio perché ero in ritardo, la mia mente era ipnotizzata e la mia immaginazione valutava quanta fatica avrebbero fatto quei poveri 3 ragazzi in un qualsiasi bar italiano. Anche solo 10 minuti all'ora di punta, magari in due, neanche in tre.
Ho pensato a tutti gli amici che hanno o che lavorano in caffè e ristoranti in Italia e mi sono immaginata le reazioni di tutti voi davanti a una scena del genere :)
Di sicuro sarebbe interessante che una di queste grandi aziende provasse a portare non solo il caffè ma anche l'atmosfera che caratterizza i nostri bar. Dicono che qui amano tanto le atmosfere "esotiche" di Paesi come Francia e Italia, Paesi che adorano. Ma anche se il prodotto e il locale hanno la bandiera italiana ovunque, l'atmosfera è comunque giapponese, all'ennesima potenza!
Mmm devo convincere qualcuno a portare un po' di confusione in questi posti!!! È il momento di contattare le aziende italiane di caffè ;)
Ho assaggiato il caffè più amaro dell'universo e ho capito (guardando le mosse della barista) cosa lo ha fatto diventare tale, oltre forse a una cattiva qualità del caffè (?) dopo averlo dosato per inserirlo nella macchina, è stato pressato con una tale forza che mi ha ricordato quella che la mia buon'amica Elena impiegava quando mi faceva la spremuta di melograni. Ho pensato che non sarebbe mai filtrata una goccia d'acqua fra quella polvere, risultato: fiele.
Un giorno invece una ragazza davvero gentile mi ha visto in strada consultare una mappa sotto il sole rovente delle 14, quando l'asfalto se guardato attentamente emette vapori dall'aspetto vagamente infernale, mi ha fatto entrare nel suo piccolo studio per rinfrescarmi ed aiutarmi con le indicazioni, e mentre studiavamo percorsi e punti di riferimento mi ha servito un bel bicchiere di una bibita scura e fresca, in bicchiere pieno di ghiaccio, aaaah coca cola! ho pensato, e ne ho trangugiato un sorsone come avessi vagato nel deserto per giorni... Caffè. Acqua, ghiaccio e caffè senza zucchero.
Stamattina ho fatto davvero fatica a scendere dal letto, casa fresca, gambe spaccate da ieri e l'idea di andare in un posto caldo a sudare anche l'anima mi incatenava al materasso. Mi sono fatta forza promettendomi di fare prima un salto in un bar Lavazza non lontano da casa. Un caffè decente e magari avrei risvegliato un po' i sensi da quet'ipnotica afa.
Il caffè riporta il marchio Lavazza ovunque, e si può bere al banco, il prezzo è ragionevole e fin qui tutto bene.
Ma forse un po' per il sogno di risvegliarmi da questa mattina in cui mi trascino, immaginavo il caffè servito con la dose di confusione e fretta tipica dei nostri bar, dove le tazzine sbattono sui piattini, i clienti sono serviti contemporaneamente e il banco si sgombra non appena si è fatta l'ordinazione e bevuta la propria tazza. Gente che si litiga i quotidiani, baristi che scherzano coi clienti o semplicemente li trattano con la velocità della luce per girarsi e continuare a fare caffè su caffè.
Arrivata già imbambolata di mio ho seguito la performance della cassiera e del barista che avevano 5 persone davanti che dovevano ordinare, e giuro che dentro di me m'immaginavo dietro qual banco e pensavo che in Italia mi avrebbero preso per pazza, il prorietario mi avrebbe spaccato in testa una mazza di legno e probabilmente un paio di clienti di fretta se ne sarebbero andati mentre ancora ero lì a preoccuparmi di posizionare con cura la tazzina sotto il beccuccio della macchina.
Tre salary man, poi una signora, poi io, in coda, come alle poste. Serviti in questa sequenza senza sfruttare i tempi di attesa come ad esempio mentre il barista prepara l'ordinazione la cassiera può far pagare il successivo cliente.
Quindi, mettiamo che un cliente ordina un panino e un caffè, quello che succede è questo ( ricordiamoci l'atmosfera: locale silenzioso, chi già è seduto al tavolo quasi sicuramente sta consumando la sua colazione come fosse in biblioteca, probabilità molto alta di sentire svariati "oh scusi, oh grazie, oh mi spiace" al secondo, e un ambiente ordinato e piacevole): il cliente fa la propria ordinazione, la cassiera gliela ripete poi batte i tasti sulla cassa, mostra al cliente l'importo e glielo dice, poi mette un vassoietto davanti a sè per ricevere il denaro (a quanto pare è indispensabile in qualsiasi esercizio pubblico), il cliente mette i soldi sul vassoietto, la cassiera dice quanto gli è stato dato dal cliente, prende i contanti nelle mani e si fa girare le banconote fra le dita almeno un paio di volte, contandole ad alta voce davanti al cliente anche fossero solo due. Detto questo le mette in cassa e stampa lo scontrino ripetendo qualche litania in giapponese, porge resto e scontrino al cliente senza dimenticatarsi di rincontarlo almeno due volte sempre con grande teatralità davanti agli occhi del cliente e sempre con la manualità di un banchiere. A questo punto se il cliente non ha ancora deciso di andare a comprarsi una moka e farsi il caffè da solo, è soltanto perché sui fornelli giappi la moka non ci sta.
Bene. La cassiera dice al barista il caffè che deve fare e lo dice con la stessa enfasi di Gordon Ramsay che vuole 2 filetti alla Wellington, poi si volta verso l'addetto panini e fa lo stesso con lui. Nel frattempo posiziona un vassoio sul banco e prepara posate, salviette e piattino. Ma siccome il cliente il panino se lo vuol portare via, con una pinza prende il panino consegnatole dall'assistente e lo infila in una tasca di carta, poi in un sacchetto di carta di cui sapientemente e con estrema cura piega il bordo, poi dentro una bustina di plastica che sigilla ufficialmente con l'adesivo Lavazza.
Mentre il mio corpo mi diceva di andarmene già al primo passaggio perché ero in ritardo, la mia mente era ipnotizzata e la mia immaginazione valutava quanta fatica avrebbero fatto quei poveri 3 ragazzi in un qualsiasi bar italiano. Anche solo 10 minuti all'ora di punta, magari in due, neanche in tre.
Ho pensato a tutti gli amici che hanno o che lavorano in caffè e ristoranti in Italia e mi sono immaginata le reazioni di tutti voi davanti a una scena del genere :)
Di sicuro sarebbe interessante che una di queste grandi aziende provasse a portare non solo il caffè ma anche l'atmosfera che caratterizza i nostri bar. Dicono che qui amano tanto le atmosfere "esotiche" di Paesi come Francia e Italia, Paesi che adorano. Ma anche se il prodotto e il locale hanno la bandiera italiana ovunque, l'atmosfera è comunque giapponese, all'ennesima potenza!
Mmm devo convincere qualcuno a portare un po' di confusione in questi posti!!! È il momento di contattare le aziende italiane di caffè ;)
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